Nasce a Genova un nuovo movimento studentesco
“ASSEMBLEA STUDENTESCA!”, recitava un volantino distribuito agli inizi di marzo in via Balbi che in cinque punti riassumeva il programma di quello che è un neonato Movimento Studentesco di Genova.Il nuovo movimento propone iniziative di riequilibrio della posizione degli studenti all’interno dell’Università italiana, posizione che ormai da tempo e sotto molti punti di vista lascia non senza pensiero i diretti interessati, ma non solo.
A comporre questo movimento sono, per ora, studenti della facoltà di Lettere e Filosofia, ma il programma è allargato e diretto a tutte le facoltà dell’ateneo ligure, e in previsione di collaborazioni con i movimenti studenteschi delle altre città universitarie italiane, è aperto a confrontarsi con i temi nazionali degli istituti di studi superiori.
I cinque punti del programma, che è stato discusso il 5 marzo durante la prima assemblea, auspicano un maggiore peso delle opinioni e delle esigenze degli studenti nelle scelte dei programmi d’esame e nelle decisioni che coinvolgono il percorso di studi – e quindi il futuro – dei laureati venturi. Il programma mira anche a una maggiore chiarezza in quelli che sono i passaggi che dovrebbero portare lo studente universitario al compimento del proprio percorso, dal semplice – e si fa per dire – piano di studi, ai concorsi per i posti di dottorato, di ricercatore, troppo spesso prede di chi può usufruire dei vantaggi derivanti dai vari “baronati” – in pratica le vecchie “maniglie” all’italiana che infestano buona parte dei concorsi pubblici.
Abbiamo incontrato Fabrizia, neonominata portavoce del movimento, per porle alcune domande.
Nel vostro programma proponete di “discutere con i prof la scelta degli argomenti e dei libri dei moduli monografici, che cosa intendete?
Spesso i programmi dei corsi monografici non sono interessanti, e capita che i prof non facciano nulla per incuriosire gli studenti sull’argomento che scelgono, e ancor meno per giustificarne la scelta. Sarebbe bello e anche costruttivo poter discutere con i professori gli argomenti, ovviamente lasciando a loro e alla loro competenza l’ultima parola. Per quanto riguarda il carico di studio rapportato ai crediti, innanzi tutto bisogna vedere come verranno riformati, per esempio qui a Lettere e Filosofia, per essere conformi ai crediti richiesti dalla SSIS, la Scuola di specializzazione per l'insegnamento secondario, dove i moduli sono da 6 e 12 crediti. Per come stanno le cose ora, chi vuole accedere alla SSIS deve fare le integrazioni da 2 crediti, e 2 crediti a quanto materiale da studiare corrispondono? Senza contare che le integrazioni fatte una volta laureati sono a pagamento. Ma il discorso è che da esame a esame, a parità di crediti, non corrisponde il carico di studio: ci sono esami che richiedono lo studio di volumi e volumi, altri che sono davvero più piccoli.
Come credi che si possa ovviare a questo problema?
Di sicuro il dialogo con i prof è una via, e già in alcuni casi, con quelli più disponibili, si riesce a parlare di questo senza filtri. Però c’è da fare anche un discorso sull’equità del giudizio dei professori. Come sono sballati i carichi di studio, sono sballati i voti. Come è possibile giudicare la preparazione di uno studente con una stessa griglia di voti, se per un esame c’è da preparare, ad esempio, un libricino più gli appunti delle lezioni, e per un altro cinque o sei libri complessi?
Una rivendicazione che fate è quella del costo degli studi e del principio per il quale l’università non dovrebbe fare discriminazione tra chi può permettersi un percorso di studio e chi no. Che cosa pensi a riguardo?
Penso che si potrebbe fare molto sia da un punto di vista istituzionale, che da un punto di vista molto più pratico; ovviamente il punto di vista istituzionale è al di fuori della nostra competenza per quanto noi si possa fare critiche e proposte. Però dal basso ci sono piccolezze che se messe in pratica possono rivelarsi grandi cose. Come ridurre il costo dei libri; molti professori inseriscono come obbligatori nel programma d’esame libri scritti da loro stessi o da allievi o amici, e questo credo che sia scorretto. Dovrebbero, al massimo, consigliarli. Poi ci dovrebbero essere agevolazioni sulle fotocopie, soprattutto se riguardano libri che non sono più in commercio. Non si tratterebbe di aggirare la legge sul copyright, ma di creare agevolazioni per gli studenti, che come si sa, non sguazzano nell’oro.
Sul vostro sito (http://movimentostudentesco.wordpress.com) affrontate con grande coraggio la questione dei baronati: studenti figli di illustri professori che come per magia si ritrovano a coprire cattedre o posti d’onore all’interno delle strutture universitarie, concorsi fasulli, e chi più ne ha più ne metta. Sul sito vengono presentati alcuni casi eclatanti, con tanto di documentazione: quindi pensate che rendendo visibili, pubbliche, queste infezioni, ci sia la possibilità che le cose vadano migliorando?
Certamente noi non possiamo cambiare le cose, o risolvere un problema che affigge un po’ tutte le categorie e le istituzioni italiane. Però sbattendo in faccia a tutti questi episodi davvero vergognosi si può far pensare le persone, e credo che questo sia già un buon risultato. Comunque non siamo i primi e non saremo gli ultimi, per fortuna. Sul sito, che invito tutti a visitare, se non altro per rendersi conto di quanto “marcio” c’è nelle Università italiane, sono messi in mostra casi vistosi di nepotismo, e addirittura di favoritismi a persone che fanno parte di alcune fazioni politiche. Credo comunque che uno dei problemi, degli studenti più che delle Università, sia il loro mancato interesse per tutto ciò che li circonda. Non ci si può lamentare se poi non si ha la volontà di muovere un dito per migliorare le cose.
Mirko Risso
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Ultimo aggiornamento (Martedì 18 Marzo 2008 16:36)